“Il cielo è di tutti” – Diario del (secondo) digiuno di Erika

Continua il nostro digiuno a staffetta, continuano i bellissimi contributi, sia teorici che pratici, di compagni e compagne di lotta. Oggi diamo la parola a Erika, che è alla sua seconda esperienza di digiuno nella staffetta. Grazie!


“Il cielo è di tutti perché il mondo è tutto a pezzetti ?”
È una frase di un libricino piccolissimo di Gianni Rodari.

Oggi sono al terzo giorno di digiuno e ho pensato  di iniziare da questa frase perché in effetti questi pezzetti, le tessere, i puzzle sembra stiano diventando forse normali.. normalità che non c’è.

Si avvicina anche la giornata sulla consapevolezza dell’autismo.
Ecco, una giornata sull’autismo come una giornata sulle donne o una giornata sul lavoro che non c’è… bene, è il potere indica giornate, perché gli serve la giornata, invece di usare la vera volontà economica e politica per evitare le giornate.

Le giornate sono solo per pulire la coscienza, non per essere consapevoli: uno ha il proprio diritto naturale, oltre che costituzionale, ed è scritto riconosciuto in tutte le convenzioni. E quindi la frase è emblematica di questo periodo. Ascoltando Red, ballerina autistica (guai a definirla “con autismo”, “affetta da autismo”, “colpita da autismo”), mi ha fatto anche riflettere su ciò.

Ho fatto sostegno, fatto potenziamento, faccio sostegno comune, ho fatto tanto nei miei pochi anni di esperienza, eppure non ho mai considerato un ragazzo o un bambino un pezzo da incastrare, qualcosa di rotto: non l’ho mai considerato così. Ho sempre pensato che dovessi fare uscire le loro potenzialità. Ascoltando Red mi sono venute le lacrime agli occhi, qualcosa ho sbagliato pure io, nel tempo, ma ho capito che non possiamo parlare di persone la cui mente non conosciamo.
La mente autistica è straordinaria, sì non la capiamo e quindi bisogna dar voce a chi la ha.
Nessuno può permettersi di dire che qualcuno è rotto. È un pezzo che si deve incastrare, è qualcosa che deve diventare conforme.

Ma se qualcuno avesse voluto “noi atomi” (perché siamo atomi) conformi ci avrebbe resi già tali.

Ecco, in questo periodo mi sento anch’io un pezzo di un puzzle, un puzzle che non mi confa e non mi si addice, perché secondo qualcuno dobbiamo avere delle tessere per comportarci bene, come ho visto, ad esempio, in una foto in un social dove ci sono le tessere a punti per trattare bene il bene comune. Una tessera, che anch’io avevo visto in qualche scuola in cui sono stata, e che sinceramente non mi è piaciuta per niente.

Tessere, tessere fanno ancora parte della nostra vita. C’è chi rincorre i punti per una tovaglia del Conad oppure ci sono laboratori e hanno le tessere perché siamo i clienti migliori, tessere come like.
Purtroppo i ragazzi hanno l’idea che diritti sono tessere sono “mi piace”, non hanno idea che la loro vita è altro, può essere altro, e non si può permettere di crescere ragazzi così in un mondo dell’apparente del “sono perché ho” non del “sono perché penso”.

Per fortuna ancora non tutti sono diventati così, e noi dobbiamo far scegliere quel particolare far conoscere quei diritti, far aprire quelle menti, far capire che mondo non è una tessera a punti, per avere dei diritti perché ci sono diritti inalienabili della vita vera non la vita fantastica fantasiosa che ci propinano tutti i mezzi di comunicazione televisivi e informatici.
Confondono la mente e fanno pensare che chi pensa diversamente sia sbagliato… Ciò è un errore grave, che come educatori non possiamo permetterci.

Terzo giorno, la religione cristiana indica la resurrezione negli annunci di Gesù e l’induismo indica la rinascita della luce che simboleggia la vittoria del bene sul male.
Questo giorno mi hai resuscitato un po’ di fame, ma l’ho colmata da altro: fame di diritto, fame di riscatto.

Sto studiando Maria Montessori, e il suo pensiero era che dal riscatto di donne e bambini si poteva arrivare a un mondo nuovo, a un mondo di pace. Solo con l’esempio, con la perseveranza, si può dare una mano, e io ringrazio tutti coloro che mi danno quella piccola possibilità di fare nel mio piccolo qualcosa. Questo è un periodo difficile, duro per molti, ma solo se “Goccia dopo goccia” usciremo a dare voce forse qualcosa succederà.

Oggi invierò anche una lettera elettronica a palazzo Chigi dove scriverò che non hanno parlato a mio nome per l’invio di armi né a mio nome le dichiarazioni fatte in sede parlamentare. Sono d’accordo con gli aiuti umanitari, non sono d’accordo né con le sanzioni né col inviare armi, né con la nato.


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