“Offriamo un gesto di nonviolenza”. Il diario del digiuno di Carlo Cuppini

Pubblichiamo le riflessioni di Carlo Cuppini, scrittore, che ha partecipato alla giornata di digiuno collettivo di 24 ore il 31 marzo 2022 e che insieme a un gruppo di militanti in autogestione anima iniziative di digiuno collettivo, duran adam e mobilitazione.
Carlo ha anche partecipato alla nostra diretta del 31 marzo, nella quale abbiamo parlato dell’iniziativa di sciopero della fame collettivo e del significato che diamo alla nostra comune lotta.
GRAZIE!


Il 31 marzo è il mio compleanno, e fb mi invita a scegliere una buona causa perché i miei amici possano esprimermi il loro affetto facendo del bene.
Pur riconoscendo l’utilità pratica di questa iniziativa, non ho mai proposto donazioni, né ne ho fatte. Perché non mi mette bene l’idea che imponenti flussi di denaro (2 miliardi di dollari raccolti in questo modo, leggo) e di dati passino per le casse e per i database di Meta, sapientemente manovrati da raffinati algoritmi.
Tuttavia quest’anno prendo spunto e faccio un simile invito: invece di farmi auguri o regali, offrite un gesto di non violenza, fatta di compassione, coraggio e riflessione, al mondo, rivolgendo il vostro pensiero alla fine dello stato di emergenza, che accade quel giorno, e alla continuazione della segregazione.
Sta comunque per tramontare l’epoca del green pass, quindi a che pro darsi ancora pensiero?
Non so come la vedete voi.
Quello che vedo io è che ancora per un mese almeno milioni di persone saranno escluse da diritti, attività, opportunità non accessorie, bensì urgenti ed essenziali.
Quello che vedo io è che la misura che sarebbe dovuta essere tolta per prima (essendo ormai stata messa) sarà tolta per ultima.
Quello che vedo io è un insopportabile e ingiustificabile supplemento di pena per bambini (figli di genitori esclusi e segregati), adolescenti (quelli che affollano da mesi i reparti di psichiatria), donne e uomini, che non hanno compiuto alcun reato.
Quello che vedo io è un paese senza rispetto per la dignità umana, senza senso della misura, senza ritegno nell’infliggere punizioni e umiliare gratuitamente donne e uomini, bambini e ragazzi; un paese senza più capacità di discutere di cose serie se non con le dinamiche di “Amici” e dei talk show; non più capace di porre – e prima ancora di pensare – un limite all’arbitro del potere esecutivo.
Quello che vedo io è un paese, il nostro, che è l’unico paese al mondo a mostrarsi orgoglioso di avere cercato soluzioni alla pandemia nell’esclusione e nella discriminazione; altri hanno intrapreso la stessa strada, certamente; ma nessuno se ne è mostrato orgoglioso al punto da definire il lasciapassare un “grande successo”, un successo da ripetersi alla prima occasione.
Quello che vedo io è che la Francia, che ha inventato il green pass come esclusione, lo ha abbandonato come primo gesto di allentamento; che la patria del Liberalismo, l’Inghilterra, ha posto un irrilevante green pass solo per le discoteche, e l’ha tolto dopo due settimane, perché altrimenti il parlamento avrebbe demolito il governo; che il “lockdown dei non vaccinati”, in Austria, paese che lo ha inventato, è durato due mesi, quelli più duri, e alla prima schiarita è stato abbandonato con queste parole del cancelliere: “La priorità assoluta è di limitare il più possibile le restrizioni. Il lockdown per i non vaccinati è uno dei provvedimenti più restrittivi.”; mentre in Italia va avanti da quattro mesi, quelli del progressivo sollievo, e suscita discorsi di odio e di derisione da parte di persone delle istituzioni e dei loro aedi che vantano una laurea in una disciplina scientifica.
Quello che vedo io è un paese che ha scambiato il sangue freddo (quello evocato due anni fa da Tegnell) col cinismo, e si monda la coscienza con la celebrazione quotidiana del politicamente corretto e l’indignazione comandata.
Allora, se per il mio compleanno volete farmi un regalo, provate a vederla per un momento come la vedo io: pensate a D. M., tredici anni, che in aprile non potrà riprendere lo sport a cui da anni dedica tutta la sua passione; pensate a M. P., 4 anni, che ancora non potrà essere accompagnato al cinema o al teatro dai suoi genitori, nemmeno se si faranno un tampone; a F. P., che dovrà continuare a pagare 45€ a settimana per andare a lavorare; a P. V., insegnante, che – generosamente – sarà riammesso al lavoro, ma non potrà insegnare né avere alcun rapporto con gli alunni; ad A.M., medico, che non potrà esercitare la sua professione-vocazione fino al 31 dicembre; a S. P., studente, che un giorno non è più uscito di casa per paura di restare troppo impressionato da quello che gli è parso un film dell’orrore.
Ma non pensateci così, come ci potete pensarci mentre leggete questo post, che è uguale a mille altri post.
Se volete farmi un regalo, provate a vedere quello che vedo io mentre compite un gesto di non violenza radicale, di sottrazione, di “non appartenenza al secolo” (San Paolo…), di apertura, di distensione.
Il 31 marzo pensate a quello che finisce, a quello che comincia, a quello che continua e a quello che è stato, mentre fate un digiuno – aderendo così alla campagna lanciata da Resistenza Radicale e da Davide Tutino.
Saltate un pasto, due pasti, una intera giornata di cibo.
Oppure semplicemente scrivete parole in un piatto vuoto, guardatelo, e poi riempitelo e mangiate.
Piantate un fiore in una aiuola.
Accendete una candela e in silenzio guardatela bruciare.
Fate mezz’ora di meditazione, che significa stare seduti e fermare pensieri che vorrebbero continuare a svilupparsi in automatico.
Entrate in una chiesa antica, soprattutto se siete come me senza Dio, e contemplate una maestà o una annunciazione.
Fate quello che vi pare, quello che è nelle vostre corde, quello che il vostro animo possa intendere come un gesto intimo e insieme pubblico di pace.
Poi, se volete, raccontatemi come è andata. Oppure tenetevelo per voi. O raccontatelo a chi vi sta accanto. Mi arriveranno comunque i vostri auguri, i più belli.
(Poi magari ci vediamo a Roma il 9 aprile, per condividere di più e abbracciarci davvero. E dirci che siamo il nucleo di un “paese unito” , unito per davvero, non come quello di cui a dicembre ha parlato il Presidente di una Repubblica tragicamente lacerata. Ma di questo appuntamento riparleremo…).

Carlo Cuppini

Guarda la DIRETTA DEL 31 MARZO in cui abbiamo parlato del digiuno collettivo e a staffetta

Leggi anche altre testimonianze: 31 marzo 2022, sciopero della fame collettivo: i diari del digiuno


AIUTACI: