Sciopero della fame di massa. Racconto fotografico “Out of dystopia” di Gloria Mancini

Oggi un contributo che alle parole unisce le immagini. Prendetevi questo tempo domenicale per immergervi nelle parole di un’artista che ci ha voluto mandare un racconto ispirato.

Gli Studenti contro il green pass la presentano così: “Alla Lotta Radicale non violenta si unisce la fotografa Gloria Mancini con il suo racconto giornaliero di 7 giorni. Un viaggio per l’umanità. Un racconto fotografico, giorno per giorno, come testimonianza. Fuori da questo corpo. Fuori dalla distopia.”


Ho scelto di aderire alla resistenza radicale non violenta appoggiando il professore Davide Tutino, portando vive in me le parole che vidi scritte in nero sulla sua fronte, e che compresi essere rivoluzionarie:  “Esci da questo corpo” . 

Ho desiderato appoggiarlo e dargli il mio sostegno nonostante la mia situazione di isolamento e di distanza, non solo attraverso il digiuno ma anche e soprattutto attraverso il racconto di questa scelta, nella modalità che mi è più affine: portare qua, attraverso la mia esperienza, una serie di immagini, e portarne una al giorno per sette giorni seguendo solo il potere dell’intuizione, ovvero solo attraverso ciò che ho visto e che andava a delinearsi, giorno dopo giorno, nella mia testa sotto forma di immagini chiave.

Molti artisti sanno che tutto questo non è ad appannaggio della propria volontà cosciente. L’unico sforzo cosciente che si cerca di adoperare è quello di stare all’interno di questo processo che non si comprende razionalmente, né integralmente nella sua profondità, ma restare per portarlo avanti con tutte le proprie forze, anche quando sembra essere troppo difficile e ci si sente troppo piccoli, troppo infreddoliti, troppo inutili: l’immagine devo compiersi attraverso la tua e solo tua esperienza, devi trovare delle soluzioni, devi fare del tuo meglio.

E così ho fatto. Un’opera al giorno per sette giorni.

E così anche altri sceglieranno di seguirmi, altri giovani che vorranno condividere la loro esperienza.  Io ho solo seguito quella ragione/non ragione, che agisce in maniera sottile e che appartiene a tutti gli esseri umani, e che a qualcuno è stato dato il compito di sentirla e di vederla viva nella propria esperienza e riportarla attraverso l’arte, chi attraverso la musica, chi attraverso le immagini, chi attraverso la poesia.

Da dove sono partita? Da una situazione di distopia, di frammentazione, di violenza e di assenza. Sono partita correndo fino in cima alla collina che vedo dalla finestra della mia camera, dove c’è l’albero che è caduto poco tempo fa, a cui ero molto legata, seppure non ho ricordi di averlo mai visto in vita. Era morto da tanto tempo, e si ergeva, maestoso, con i suoi rami sempre spogli e delicati. Pochi giorni fa è caduto e mi sono adagiata accanto a lui.

Giorno 1.

Distopia.

Stringi le tue mani,
Dammi un segno
Riponi le tue bugie
Sdraiati accanto a me
Scopri che ero solo un brutto sogno

Giorno 2.

Il buio.

“La vita è una tragedia che inizia con la nascita e finisce con la morte. Innanzi a questa sorte, che mi fa un albero solo con le radici affondate nella terra, neppure i raggi del sole mi confortano più: essi si spezzano sul più alto dei miei rami, come su di una colonna bianca, per poi crollare e farsi polvere che si smarrisce nei tempi. Sono già passato, sto osservando la mia solitudine già consumata. Ma anche quando sente della fine e del dolore, il mio cuore è sempre rannicchiato nella culla della vita, in eterno. Questa è una speranza più radiosa del sole, più vasta dei mari. Non temo l’orlo della vita, perché per essa testimonio le mie radici, le mie ferite e il mio bisogno di vicinanza. Tutto della vita è un vento lieve, eccetto la vicinanza degli altri viventi. Non c’è altro che questo nel mondo. Estendo le mie radici nella terra fino a rendere possibile il miracolo della vicinanza, la vicinanza tra me e la terra, la vicinanza tra me e un altro. Io raggiungo il cielo scavando nella terra con le mie radici – una intera fossa di vicinanza con tutto il creato”. Commento di Marco Zuccaro

Giorno 3.

Sapienza.

Sapientia vero ubi invenitur?
Et quis ed locus intelligentiae?
.
Il giudizio è miope. Vive nella materia e nella distanza, mentre l’unità che cerchi si dispiega nella purezza.

Giorno 4.

Il labirinto

Poesia ispirata alle immagini, di Marco Zuccaro

Diario in versi, 22/01/2022:

Come una madre sedutasi
A risollevare il mondo
Dalla sua disperazione,
Così ti vedo stendere /
Le mani nella cenere,
– Disegni un labirinto senza senso –
E un cerchio per le cose inanimate
– Un filo di tristezza sul tuo volto,
Un fascio di capelli al vento.
Ancora troppo rumore dintorno
[Così finisce il mondo, così si
Disperdono –
Gli umani in un nostalgico lamento]
Ancora troppe | e più vuote parole:
Sovra il mondo, sovra il mondo come
Esercito di suole – lo calpestano:
Le corde dell’eterno perdono –
La fibra che le illumina nel suono:
Tornare indietro,
Tornare indietro.
Come la prima donna, in un rituale
Per salvare il mondo –
[Tornare indietro,
Tornare indietro]
Ti offri in sacrificio, hai perso il senno.
Nessuno va chiedendoti di fare
Questo, nessuno chiede aiuto; e Tu
Ti doni in sacrificio, nel silenzio.
Per sempre vuoi smarrirti –
Autunnale bellezza?
Tu parli nella morte, ti prepari –
A un lungo sonno, adattàtati al freddo,
Abituàtati al dolore e al tempo.
Distesa sulla terra, tu dormi –
Per noi, tu dormi –
Per il nostro risveglio.

Giorno 5.

Agape

Poesia ispirata alle immagini, di Marco Zuccaro

Diario in versi, 23/01/2022

Fuoco, mio amore immenso per tutto
Ciò che finisce, resterai con me – |
Con me per sempre, quando insieme
Scenderemo nel buio / per vedere
Il cielo capovolto oltre l’abisso?

Tu puoi prometterlo? Portarmi
Di là nel silenzio, restare
Di là con me | – lasciare
Nulla di me, un granello.
Tu puoi prometterlo?

Giorno 6

Purezza

Poesia ispirata alle immagini, di Marco Zuccaro

Ho attraversato la croce di fuoco –
E ho conservato di me – la coscienza:
Adesso so, con segreta certezza –
Che vita e morte sono un solo volo,
Che dopo cenere si nasce ancora,
Che anch’io non sono nulla, e tutto sono.

Giorno 7

Luce

Poesia ispirata alle immagini, di Marco Zuccaro

Affermi tu con serena certezza:
«La vita sarà ancora dopo morte.
Ho visto il cosmo: è sorretto da un Dio
Dell’Amore – che in noi si manifesta.
Di là di tutte le fedi», tu dici /
«Una ragione: un conforto al dolore».

Se dunque sazia è la speranza, da
Che cosa viene il male sulla terra?
«Dall’assenza di Amore, dall’assenza –
Di Amore che ogni umano avverte –
Che lascia nell’ombra le cose».
Parlami ancora del male, del bene.

«Il bene è nel silenzio, nel rumore
È il male [Non parlare, non parlare].
Il bene è il mare andato via col sole,
Il lume rosso che accarezza il corpo –
E lo fa un angelo sospeso a un’alba
Senza fine, laddove il male è nel
Tramonto: finitudine, vedersi
Umani e rinnegare Iddio, volere
Aggiungere parole al sì divino».